I corsisti del 3.1, anno scolastico 2009-2010, non erano ancora potuti andare a uno dei film organizzati da ACLI in collaborazione con Projectorcinema. Finora i film non erano stati mai proiettati il lunedì sera. E siccome l’acqua ti viene a mancare con l’essicazione della fonte, la contentezza era grande nell’apprendere che davano l’ultimo film di Giuseppe Tornatore nell’euroscoop. Il film era una fellinesca saga della Sicilia tra gli anni ’30, con l’avvento del fascismo, e l’Italia del dopoguerra con una Sicilia dominata dalle opposizioni politiche e le vicende familiari e sociali che ne scaturivano. Dopo 2 ore e mezza di questa evocazione epica del paesino nativo del regista, Baaría (ufficialmente Bagheria) gli italianisti erano soddisfatti ma anche assetati. Per questo il « bicchiere dell’amicizia » dopo il film veniva più che mai apprezzato da tutti, tanto più che c’era un vino bianco con etichetta di « Baaría », appunto prodotto sulle terre che avevamo ammirato durante il film. Peccato solo che si era fatto troppo tardi per molteplicare tante volte il piacere del bicchiere. /p>
Mercoledì 3 febbraio siamo andati a vedere il film VINCERE di Marco Bellocchio.
Il film è basato su una storia vera, racconta lo scandalo segreto nella vita
di Mussolini: una moglie e un figlio- concepito, riconosciuto e poi negato.
Il regime fa tutto per distruggere ogni traccia che colleghi Ida Dalsèr e
suo figlio con il Duce perché costituiscono una minaccia e li rinchiude in
un ospedale psichiatrico. Le scene più impressionanti sono proprio quelle
nei manicomi.
Il film vale la pena di essere visto, soprattutto per la sua funzione didascalica.
D’altronde il regista Bellocchio ha inserito molti documenti filmati dell’epoca
: l’attentato di Sarajevo, Lenin, Mussolini a Berlino, la dichiarazione di
guerra del ’40 ecc. Ma anche l’interpretazione dei protagonisti è stata magistrale:
Giovanna Mezzogiorno nella parte di Ida Dalsèr e Filippo Timi che impersona
Benito Mussolini nel 1914 ma anche il figlio Benito Albino nel 1937 che si
diverte a “fare” il Duce davanti agli amici.
Con il senno di poi non ci si raccapezza come mai un’intera generazione potesse
dare credito a una personalità tanto ridicola (quando il Duce si esibisce
dal balcone di Piazza Venezia e arringa la folla). Era proprio così : il
trionfo dell’irrazionalità, il trionfo del grottesco culto dell’irrazionalità.
Gli studenti del corso di conversazione
Il 28 ottobre 2009 siamo andati a vedere un film di Marco Amenta intitolato “La siciliana ribelle”. Avevamo letto la trama del film in classe e avevamo anche fatto alcuni esercizi di vocabolario che si sono rivelati utilissimi per la comprensione del film. La visione del film aveva anche lo scopo di chiarire un argomento che quest’anno trattiamo in classe : l’organizzazione mafiosa e i riti mafiosi. Perciò dobbiamo anche leggere un libro su questo tema. Il titolo del libro è “ Il mio nome è Caino” , scritto da Claudio Fava. Il libro e il film tracciano un quadro abbastanza eloquente del fenomeno mafioso.
Il film parla di una martire della lotta alla criminalità organizzata. La
protagonista Rita Atria ha avuto il coraggio di ribellarsi alla mafia, dissociandosi
dall’ambiente in cui lei stessa era cresciuta, ma dovrà arrendersi di fronte
alla dismisura della sua battaglia. Si suiciderà pochi giorni dopo l’assassinio
del giudice che l’aveva convinta ad uscire dall’ambiente mafioso.
Il film mostra come un primitivo desiderio di vendetta si trasforma in dolorosa
accettazione di una realtà più dura del previsto perché anche il papà di
Rita si rivela un mafioso incallito.
Un film molto realistico con interpreti veritieri come l’attore nei panni di Borsellino, l’attrice nel ruolo della madre di Rita e soprattutto la figura della protagonista come una Giovanna D’Arco sicula. Un’iniziativa azzeccata che auguriamo si possa ripetere altre volte quest’anno.
Gli studenti del corso di conversazione (klas Yves Gilleman)